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Incontri Di Gusto #4 – Vinitaly 2019

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“La ricerca di perfezione nella realizzazione di un piatto, nell’immortalare un momento in uno scatto, nelle nostre passioni così come nella vita, è una delle caratteristiche che da sempre accomuna me e Giulia, che ci spinge a reinventarci continuamente e a raggiungerci anche dall’altra parte d’Italia per dar vita alle nostre idee. È così che ha preso forma Incontri di Gusto, la nostra rubrica enogastronomica pronta a mostrarvi da un peculiarissimo punto di vista, quello delle nostre parole e delle nostre foto, idee, convinzioni, luoghi di culto, creazioni in tutti i loro eccetera visivi e gustativi.
Quando qualcosa è davvero importante merita il viaggio.
E noi speriamo di farvi viaggiare insieme alle nostre passioni.”

G&G

“Per fare un grande vino occorrono:
un pazzo per coltivare la vite,
un saggio per regolarla, un artista lucido per produrlo, un amante per berlo e noi aggiungeremo, un poeta per cantarne la gloria…”

Dopo diversi articoli riservati alla gastronomia di qualità, ci sembrava giusto e doveroso dedicare l’articolo del mese di Aprile ad un altro aspetto fondamentale, che sempre di più attira il nostro interesse professionale e personale : il settore vitivinicolo.
Proprio per questo non potevamo far mancare la nostra presenza alla principale kermesse internazionale sul Vino e sui Distillati: il Vinitaly.
Nasce negli anni ‘60, proprio perché in quegli anni il settore vitivinicolo italiano ha saputo strutturarsi con una normativa finalizzata a premiare la qualità, nello specifico 1967, da un’intuizione di Angelo Betti con le prime Giornate del Vino italiano.

Da ben 53 anni, infatti, la città di Verona ospita il più grande congresso riservato al settore dell’industria vitivinicola, con più di 4000 espositori l’anno e una media di circa 150.000 visitatori annui.
Da allora, il Salone internazionale dei vini e distillati accompagna e scandisce l’evoluzione di un Paese che proprio attraverso il vino ha saputo farsi conoscere e apprezzare oltre confine, oltre a fornire una grande occasione per memorabili assaggi, ogni anno diversi e irripetibili. Un modo di fare cultura del vino che punta ad aiutare produttori e buyer ad alzare l’asticella della qualità.

 

Quando io e Giulia siamo salite sull’ennesimo treno, questa volta in direzione Verona, ci è sembrato subito chiaro da dove iniziare. Un piano di battaglia volto a selezionare le principali novità dell’anno del settore, guardando all’ecosostenibilità, alla peculiarità dei sentori e alla spinta giovanile che certi vini, più di altri, hanno da offrire. Un viaggio a suon di cin cin dall’estremo nord al profondo sud, che ha avuto inizio proprio con una splendida “bollicine breakfast” in Franciacorta.

Sarà perché nella terra della Franciacorta io ci sono nata, sarà perché Berlucchi è da sempre presente sulle tavole della mia famiglia o forse perché quest’anno presentava il Berlucchi ’61 Nature Blanc de Blancs 2012 (100% Chardonnay), che abbiamo deciso di fissare la nostra prima tappa lì, presso uno dei principali capisaldi della produzione spumantistica italiana. Il Berlucchi ’61 Nature Blanc de Blancs 2012, infatti, rappresenta la più pura espressione dello Chardonnay del territorio di Franciacorta, ottenuto interamente dalla porzione centrale di una singola vigna, e gode di straordinaria rotondità ed equilibrio, grazie alla particolare esposizione a cui questo vigneto deve il suo nome “Arzelle”, che nel dialetto locale significa arso dal sole.

Dopo un primo Brindisi abbiamo diretto la nostra curiosità nella calda terra di Sicilia, alle pendici dell’Etna, al fenomeno dei vini vulcanici o, meglio, dei vini da suoli vulcanici, che è tra i più interessanti delle ultime stagioni.
In particolare modo ci siamo diretti alla cantina Cottanera.

C’è un’intensa relazione tra i suoli composti da pomici, tufi, basalti e l’equilibrio dei vini che ne derivano. Certo, i terreni vulcanici sono di vario tipo, a seconda della composizione della roccia e nel vino queste differenze sono evidenti. Tra le caratteristiche principali troviamo una profondità espressiva, una maggiore struttura, sapidità e mineralità, vale a dire i sentori fumé, di roccia. Si tratta di un tipo di prodotto capace di arrivare a tutti gli effetti alla complessità e per questo apprezzato dai degustatori professionisti. Molti buyer ne hanno già intravisto l’enorme potenziale. Insomma, per i vini vulcanici è un momento felice.

Ma spostandoci nuovamente a nord, in Veneto, ci siamo recate in visita alla cantina Valdo, nel territorio superiore di Valdobbiadene, di cui l’azienda è ambasciatrice nel mondo.
Le cantine Valdo nascono nel 1926 nel territorio cuore della produzione del Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, quando un gruppo di imprenditori di Valdobbiadene decise di unirsi nella Società Anonima Vini Superiori, dedita alla spumantizzazione del Valdobbiadene Prosecco Superiore e Cartizze. Da allora ne valorizzano l’eccellenza e la qualità.

Tra le moltissime proposte di Valdo, devo ammettere che la nostra attenzione è stata attirata da due in particolare: il Prosecco Bio Doc, realizzato attraverso l’utilizzo di uve biologiche certificate, e lo spumante metodo Charmat Rosé Brut “Floral Edition”, la Valdo limited edition colorata e giovanile, dai toni e sentori primaverili per chi, come noi, del rosé ha fatto una filosofia di vita.

Non potevano però non fermarci a degustare qualche eccellenza della nostra terra, patria di Negramaro, Nero di Troia e Primitivo.
Ma se ci seguite da un po’ e avete dato un’occhiata agli articoli precedenti, avrete capito che di tradizionale abbiamo ben poco.

Ecco perché abbiamo preferito focalizzare la nostra lente su due tipologie di vino fresche e giovanili, perfette da gustare a tutto pasto, come la Falanghina e il rosato Contessa Staffa della cantina Antica Enotria, con i suoi 12 ettari di vigneto coltivati a pochi chilometri dal Golfo di Manfredonia, in regime biologico dal 1993. La cantina sorge nei pressi della masseria Contessa Staffa risalente al 1700, che in inverno ospita la pigiatura dell’uva, nel pieno rispetto della terra e della natura circostante. Ormai, per i proprietari, una scelta di vita, da anni.

Ed infine, last but not least, tappa obbligata dalle bollicine di montagna del Trento doc, per la presentazione delle nuove etichette firmate Cavit “Conzal” e “Valdelac”, anche se un calice di Altemasi Rosé non me lo sono lasciato scappare neanche stavolta.

In occasione del Vinitaly 2019, Cavit, realtà esemplare del consorzio che riunisce ben dieci cantine sociali, ha presentato le due novità dell’anno, Conzal e Valdelac, dalla riscoperta di due antichi vitigni trentini Nosiola e Schiava Gentile.

Conzal è un vino bianco dalla delicata struttura, che prende il nome da un termine trentino indicante un piccolo recipiente utilizzato per trasportare a spalla l’uva. È un vino fresco, sapido, gradevole ed elegante, vinificato in purezza con sole uve Nosiola.
Valdelac, invece, è una rivisitazione di un grande classico della tradizione trentina, la schiava gentile. È un vino delicato, armonico, con note floreali e ai frutti rossi. Adattabile a tutto per la sua versatilità.

Che dire, si torna sempre dove si è stati bene e Cavit resta e resterà sempre una garanzia.

Al prossimo Cin Cin 🥂

G&G

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